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Un anno a Davos

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Ruzica Dadic sta trascorrendo un anno da borsista all’interno del gruppo di ricerca Fisica della neve. La nivologa, che normalmente lavora alla Victoria University di Wellington in Nuova Zelanda e che nel 2019/2020 ha partecipato alla spedizione MOSAiC, si occupa presso l’SLF principalmente dell’analisi dei dati ottenuti dalla spedizione. Nel diario di bordo descrive il significato di quest'anno per lei e per la sua famiglia.

 

È la mattina del 31 ottobre 2021. Sono appena arrivata a casa di Martin, a Davos, dopo aver affrontato un lungo volo dalla Nuova Zelanda. Per fortuna i nostri figli sono dei viaggiatori provetti. Il mio compagno Huw si trova in Antartide per un lavoro sul campo e ci raggiungerà a Davos alla fine di gennaio. Per i bambini avevo messo in valigia soltanto pantaloncini corti e scarpe da ginnastica; del resto, è quello che indossano tutto l’anno a Wellington. Mi aspettavo di avere circa un mese di tempo per acquistare abiti invernali, più adatti al clima di Davos. Non immaginavo certo che avrebbe iniziato a nevicare subito il giorno dopo e che i miei coraggiosissimi bambini avrebbero passato i loro primi giorni di scuola con le gambe gelate e i piedi bagnati. Per fortuna Davos è ben fornita di negozi di abbigliamento invernale, per cui il resto della prima settimana è andato piuttosto bene. Anche se un paio dei miei figli si rifiutano ancora di indossare i pantaloni lunghi (ci vorrà ancora un mese prima che riescano ad accettarli), almeno ora hanno stivaletti invernali belli caldi e biancheria termica da indossare sotto i pantaloncini.

 

In Svizzera tutto è nuovo

Il primo mese a Davos è stato un po’ caotico perché tutto quanto era nuovo e per gestire tre bambini che frequentano tre «scuole» diverse ho dovuto occuparmi di numerosi aspetti logistici. Ad ogni modo, l’aiuto e il sostegno che abbiamo ricevuto dai colleghi dell’SLF e dagli insegnanti sono stati straordinari, per cui ci siamo rapidamente abituati alla nuova routine. Già a Natale i bambini non brontolavano nemmeno più per il fatto che qui la scuola inizia quasi un’ora prima rispetto a casa. Del resto, questa nuova ed entusiasmante avventura era troppo bella per continuare a lamentarsi. Per di più, la presenza di così tanta neve ha triplicato il tempo di qualsiasi spostamento a piedi perché, a quanto pare, «la neve è davvero fantastica». Da parte mia, ovviamente, non potevo che dar loro ragione e i ragazzi hanno elaborato molte teorie innovative sulla neve e sul ghiaccio dell’Albertibach. Magari un giorno le pubblicheranno.

 
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Scienza sull'Albertibach: il fascino degli strati di ghiaccio e delle bolle d'aria nel corso d'acqua è stato indagato con bastoncini di legno e a mani nude. Foto: Ruzica Dadic
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Il primo pupazzo di neve della stagione. È stata seguita da alcune versioni gigantesche nel corso della stagione, ma questa rimane la mia preferita. Foto: Ruzica Dadic
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La grande emozione di provare i nuovi sci sul tappeto e il pigiama. Foto: Ruzica Dadic
 

Modelli digitali di elevazione dall’Artico

La mia borsa di ricerca mira a consentire una più stretta collaborazione con i colleghi dell’SLF sui dati MOSAiC. Il mio lavoro si è concentrato principalmente sulla creazione di modelli digitali di elevazione ad alta risoluzione su piccola scala volti a determinare la rugosità superficiale della neve. La rugosità superficiale della neve su piccola scala è infatti importante per il rilevamento a distanza della concentrazione e dello spessore del ghiaccio marino. I risultati sono entusiasmanti, soprattutto perché è difficile non rimanere affascinati dall’ampia gamma di topografie superficiali della neve. Già dalla fine della spedizione il team MOSAiC dell’SLF aveva cominciato a riunirsi due volte a settimana su Zoom, ma è bello tornare a vedere come la comunicazione in presenza faccia davvero la differenza. È bello anche ricordarsi che la scienza spesso si fa durante le pause caffè, lungo i corridoi o durante le riunioni di team, anziché solo ed esclusivamente nelle riunioni programmate e dedicate a un progetto specifico.

 

Il vero valore della mia borsa di ricerca sta nelle conversazioni spontanee con persone che incontro durante la pausa caffè e il pranzo, nei corridoi o per strada mentre vado e torno dal lavoro. Sono le stimolanti discussioni che intratteniamo durante le riunioni settimanali del gruppo, che all’inizio possono magari sembrare lontane dalle nostre attuali ricerche, ma che sono invece fondamentali per la nostra crescita di scienziati. Mi è sempre piaciuto trascorrere del tempo all’SLF, anche se le mie visite sono state spesso affrettate e piene di esperimenti di laboratorio a volte piuttosto impegnativi. Questa borsa di ricerca mi ha permesso non solo di confrontarmi più intensamente con i dati della spedizione MOSAiC, che sono unici nel loro genere, ma anche di coltivare nuove collaborazioni che ispireranno le mie ricerche future.