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Crollo di rocca sul Piz Kesch nel febbraio 2014: sviluppo e cause

 

Nel febbraio 2014, un pilastro di roccia sul Piz Kesch (GR) ha ceduto causando la caduta di grandi macigni sul ghiacciaio Porchabella. Tale crollo non ha arrecato danni né a persone, né a infrastrutture. Come mostra la banca dati dei crolli di roccia dell’SLF, in pieno inverno questo evento non è affatto un episodio isolato: nel permafrost i crolli di rocce di grandi dimensioni possono verificarsi durante tutto l’anno. I motivi di tale circostanza non sono ancora stati studiati a fondo dalla comunità scientifica. E anche sulle cause del crollo di roccia sul Piz Kesch sono state fatte finora solo speculazioni. Visto che nessuno ha osservato l’evento, nessuno sapeva con precisione quando sia effettivamente crollato il pilastro di roccia e quale quantità di roccia sia caduta. Da parte sua, il Servizio Sismico Svizzero non ha registrato alcuna scossa, come invece avviene di norma per eventi di questo tipo.

Determinati il momento e lo sviluppo del crollo di roccia

In collaborazione con i geologi del PF, l’SLF ha esaminato a fondo l’origine del crollo di roccia sul Piz Kesch nell’ambito di un progetto di ricerca. Sulla base di uno strato di polvere sahariana depositatosi sulla neve sopra al materiale roccioso crollato, il team di ricercatori guidato da Marcia Phillips è stato in grado di datare il momento del crollo di roccia alla prima metà di febbraio. Ricorrendo a foto precedenti e successive al cedimento del pilastro di roccia, così come ai rilievi effettuati mediante scanner laser, i ricercatori hanno inoltre potuto ricostruire la quantità di roccia caduta: si tratta di circa 150'000 m3 di materiale roccioso, un volume che corrisponde all’incirca a 150 case unifamiliari.

 

Dall’analisi geologica del pilastro sul Piz Kesch è emerso che il crollo è avvenuto in seguito alla rottura dei cosiddetti ponti di roccia, i collegamenti che in precedenza tenevano insieme la pietra. Tuttavia, era poco chiaro se la massa si fosse staccata di colpo o sotto forma di singoli piccoli crolli. Con l’aiuto del software RAMMS dell’SLF, che è in grado di riprodurre i movimenti di massa in ambiente alpino, i ricercatori hanno simulato diversi sviluppi per il crollo di roccia sul Piz Kesch. Solo simulando una colata detritica è stato ottenuto il modello di deposito lungo un chilometro effettivamente osservato sul ghiacciaio Porchabella. I ricercatori ritengono che nella loro traiettoria i macigni abbiano trascinato con sé neve e ghiaccio del ghiacciaio, scioltosi poi lungo il percorso. Questa miscela di roccia e acqua, simile a una colata detritica sotto il profilo della consistenza, è poi defluita lungo il pendio, circostanza che spiegherebbe il lungo deposito a forma di lingua. I profondi solchi lasciati dai macigni lungo la traiettoria sul ghiacciaio sembrano supportare questa ipotesi.

Un processo secolare fino al crollo di roccia

Nel corso delle indagini relative al crollo di roccia sul Piz Kesch, i ricercatori si sono inoltre imbattuti in una scoperta particolarmente interessante: nel ghiaccio del permafrost crollato dal pilastro di roccia assieme ai macigni era presente materiale organico, che è stato datato a circa 6000 anni fa attraverso il metodo del carbonio 14. Ciò significa che crepe e fessure si erano formate all’interno del pilastro già 6000 anni fa, incentivate dal clima dell’epoca: a quel tempo le temperature dell’aria erano infatti mediamente di 0,7 °C più elevate rispetto a oggi, i ghiacciai più piccoli, gli inverni più freddi e le estati più calde. Se ne può dedurre che la fase preparatoria di un crollo di roccia può durare diverse migliaia di anni. La probabilità che si verifichi un grande crollo di roccia non dipende quindi solo dalle condizioni climatiche attuali, ma anche dall’interazione plurimillenaria fra geologia e clima..

Negli ultimi millenni, sul Piz Kesch il ghiacciaio Porchabella ha ricoperto più volte il pilastro in questione, provocando sollecitazioni di diversa intensità sulle rocce. Con l’attuale scioglimento del ghiacciaio è venuto meno un ultimo effetto di sostegno. Nelle crepe rocciose aperte e nelle fessure inoltre spesso si forma ghiaccio, che esercita pressione sulla roccia incidendo sulla sua stabilità. Questo succede soprattutto in inverno. Troviamo in questi fattori una possibile spiegazione per il crollo del pilastro roccioso in pieno inverno (febbraio 2014). Una simile combinazione di processi millenari e condizioni climatiche attuali potrebbe verificarsi anche in altre località all’interno della zona del permafrost con caratteristiche paragonabili al Piz Kesch, dove in futuro potrebbero dunque avere luogo crolli di roccia simili.