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Monitoraggio

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Dal 1996, in più di venti siti sparsi sulle Alpi svizzere abbiamo trivellato nel permafrost fori in cui abbiamo inserito i nostri strumenti di misura. Questa rete di osservazione fornisce importanti informazioni sullo stato del permafrost e ci aiuta a comprendere meglio i complessi processi che si svolgono tra la superficie e il sottosuolo.

 

I fori trivellati si trovano principalmente nelle gande contenenti ghiaccio, nelle pareti rocciose e nei ghiacciai rocciosi così come nelle immediate vicinanze degli edifici costruiti in alta montagna. Le temperature vengono misurate sia all’interno dei fori trivellati che sulla superficie del terreno. Spesso rileviamo, con l’aiuto di una stazione automatica situata nelle vicinanze, anche i dati su altezza del manto nevoso, temperatura dell’aria e irradiazione solare. La rete di osservazione dell’SLF si estende lungo ampie regioni delle Alpi svizzere e una parte di essa è inclusa nella rete svizzera di osservazione del permafrost PERMOS.
Le misurazioni servono a studiare gli effetti del clima sui suoli perennemente ghiacciati e a prevedere meglio eventi come pericoli naturali o danni agli edifici. Analizziamo lo spessore dello strato che si scioglie, le condizioni termiche del permafrost e l’intensità della reptazione dei pendii. Oltre ai cambiamenti sul lungo termine, registriamo e analizziamo anche gli effetti di eventi estremi come quelli dell’estate torrida del 2015. Questi dati ci servono per simulare le future evoluzioni delle temperature nel suolo con l’aiuto di modelli numerici. Per l’analisi ci occorrono serie di dati estese, possibilmente senza lacune e qualitativamente ineccepibili. Si tratta di un’enorme sfida per gli sviluppatori degli strumenti di misura, perché in alta montagna questi sono esposti a severe sollecitazioni come freddo, pressione della neve, valanghe, fulmini o frane.

Tempo di reazione nel suolo

Le temperature del permafrost vengono rilevate nei vari siti a una profondità di almeno 10 m, per escludere eventuali effetti superficiali, come ad es. le escursioni termiche diurne. A queste profondità, il tempo di reazione agli effetti stagionali sulla superficie del terreno è di circa sei mesi. Ciò significa che a una profondità di 10 m i segnali dell’estate vengono registrati solo nel corso dell’inverno successivo. A seconda dell’altitudine e delle condizioni locali, le temperature rilevate a 10 m di profondità oscillano sempre tra -3 °C e 0 °C circa. La temperatura sulla superficie del suolo viene influenzata non solo dalla temperatura dell’aria e dall’irradiazione solare, ma soprattutto dalla distribuzione della neve: gli inverni caratterizzati da neve abbondante causano temperatura del suolo più alte, mentre quelli con poca neve consentono al terreno di raffreddarsi di più.

Effetti del clima sul permafrost

È difficile fare una generalizzazione sullo stato del permafrost sulle Alpi, perché le temperature del suolo e i contenuti di ghiaccio possono variare notevolmente a seconda del sito e delle condizioni locali. Tuttavia è confermato che il permafrost si sta tendenzialmente riscaldando e che in alcuni punti questo riscaldamento causa perdite di ghiaccio, reptazione dei pendii e instabilità degli edifici costruiti in alta montagna. Particolarmente colpite risultano le pareti rocciose, perché a causa della loro buona conducibilità termica reagiscono più rapidamente e più direttamente ai cambiamenti climatici rispetto ad es. alle gande. Estati torride estreme possono inoltre accelerare nettamente questa tendenza.

 

Temi

Monitoring Schottensee

Das SLF misst in zwei Bohrlöchern am Flüelapass Bodentemperaturen in verschiedenen Tiefen und konnte so die Existenz von Permafrost bestätigen.

 

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