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Il cembro in difficoltà a causa dei cambiamenti climatici

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I cembri, che possono vivere oltre 500 anni, plasmano la comunità di specie del limite superiore del bosco. Dato il loro lungo tempo di generazione, non riescono però ad adattarsi ai veloci cambiamenti climatici e potrebbero estinguersi a livello locale. Lo evidenzia uno studio genetico dell’Istituto federale WSL.

 

Il cembro è il «re» del limite superiore del bosco: un albero nodoso dal legno profumato che può raggiungere anche i 500 anni di età. Un tempo i cembri fiancheggiavano il limite del bosco in ampie parti delle Alpi. L’economia alpestre, i danni causati da animali selvatici e malattie, così come la pluriennale decimazione della nocciolaia, per errore considerata parassita del cembro, hanno causato un netto calo di questa specie, tanto che in Svizzera le grandi cembrete continue resistono solo più in Engadina e nel Vallese. A questi problemi si aggiunge ora il cambiamento climatico. Se le condizioni climatiche diventeranno sempre più calde e asciutte, il cembro rischierà di essere scalzato dalle specie concorrenti a crescita rapida provenienti dal basso, come ad es. l’abete rosso, l’abete bianco, il pino silvestre e le latifoglie.

La specie riuscirà a rifugiarsi in tempo ad altitudini più elevate, dove la sua tolleranza al freddo le offre un vantaggio competitivo? I ricercatori del WSL, dell’ETH e dell’Università di Zurigo hanno verificato se i giovani alberi sono in possesso del necessario bagaglio genetico per affrontare il futuro. Infatti, il corpulento cembro è lento nella propagazione e sviluppa pigne mature solo quando raggiunge un’età compresa tra i 40 e i 60 anni. C’è da temere che i semi che germogliano oggi, provenienti dagli alberi vecchi, siano adatti al clima più freddo e più umido del passato, che secondo i modelli climatici non esisterà più.

Il team di ricercatori ha analizzato oltre 3000 geni di diverse centinaia di plantule e alberi vecchi situati ad alte e basse altitudini dell’area di diffusione, scoprendo così quali varianti genetiche sono vantaggiose nelle varie condizioni ambientali, nonché in quali soprassuoli e a quali altitudini sono presenti. Dallo studio è emerso che i giovani alberi situati ad altitudini elevate dispongono del bagaglio genetico necessario per il clima attuale e per quello futuro: a riferirlo sono il primo autore Benjamin Dauphin e i suoi colleghi sulla rivista scientifica «Global Change Biology».

 

Lasciato indietro dal cambiamento climatico

Negli alberi giovani situati a basse altitudini sono state per contro riscontrate in prevalenza le varianti genetiche «sbagliate», che sarebbero d’aiuto in un clima futuro più freddo e più umido. «Qui la progenie degli alberi odierni riuscirà ad adattarsi meno bene a un clima più caldo», conferma Felix Gugerli del gruppo di ricerca del WSL Genetica ecologica che ha diretto lo studio. Se a causa del suo lungo tempo di generazione una specie viene colta impreparata dai cambiamenti climatici, gli specialisti parlano di un «deficit di adattamento».

Oltre che dei geni giusti, per essere in grado spingersi ad altitudini più elevate il cembro ha bisogno anche delle nocciolaie. Queste ultime nascondono infatti i semi di cembro come riserva di cibo, ma non li mangiano tutti e consentono quindi a molti di loro di germogliare. Inoltre, i cembri riescono a crescere solo in presenza di una sufficiente quantità di humus grezzo. In molti punti ad alta quota quest’ultimo non esiste ancora perché lo sviluppo del suolo è un processo estremamente lungo.

In combinazione con ulteriori sfide – come ad es. i danni causati da animali selvatici o sciatori e i funghi patogeni che beneficiano del clima più caldo – in alcuni punti il cembro potrebbe trovarsi in una situazione difficile. «La specie in sé non si estinguerà, ma la sua presenza sarà ancora più scarsa e progressivamente sempre più frammentata», afferma Gugerli. Questo complica lo scambio di individui e può portare a endogamia. In alcune valli alpine il cembro potrebbe addirittura estinguersi.

Dal momento che insieme al larice, il cembro caratterizza il tipico ecosistema boschivo del limite superiore della vegetazione arborea, a trovarsi in difficoltà sarà un’intera biocenosi (comunità delle specie). Oltre alla nocciolaia, a farne le spese sarebbero numerosi funghi, licheni e insetti autoctoni di questi boschi.

 

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